BOLOGNA, CITTA’ PERFETTA PER ACCOGLIERE ARTE E CULTURA

BOLOGNA, CITTA’ PERFETTA PER ACCOGLIERE ARTE E CULTURA

Intervista a Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo

30 GENNAIO 2018 Bologna
BOLOGNA, CITTA’ PERFETTA PER ACCOGLIERE ARTE E CULTURA

Come ogni anno in inverno Bologna diventa la Capitale italiana dell’arte. Per questo abbiamo deciso di parlarne con Lorenzo Balbi. Classe 1982, è da poco più di sei mesi direttore artistico del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna dopo una lunga esperienza (dal 2006 al 2017) come curatore presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.  

1) Bologna destinazione privilegiata per arte e cultura: pro e contro

Io sono “bolognese” di adozione da soli sei mesi quindi della città ho più esperienza come turista e visitatore appassionato di arte che da promotore di iniziative. Per il mio principale ambito di interesse, ovvero l’arte contemporanea, posso comunque già affermare che Bologna dimostra una grande capacità ricettiva, anche grazie alla presenza di tante istituzioni e associazioni, pubbliche e private, connotate da un taglio internazionale sul contemporaneo. Sono numerosi i motivi per venire in questa città: oltre alle mostre, i musei, i festival sperimentali in campo musicale e le performance. Ad esempio, considero l’evento “Live Arts Week” una vera eccellenza in tal senso e rappresenta uno dei motivi per cui in passato ho frequentato la città. Per quanto riguarda i contro, oggi come osservatore “interno” vedo che comunicare questa molteplicità e ricchezza di contenuti non è sempre facile, inoltre nell’immaginario comune restano ancora molto radicati i binomi Bologna/cibo e Bologna/motori. Trasmettere il messaggio che Bologna è anche una capitale culturale dotata di una intensa forza propulsiva nelle produzioni di arte contemporanea è più complicato, anche se colgo segnali di un sempre maggiore interesse da parte del  pubblico.

2) “Bologna museo diffuso”, Che cosa ne pensa?

L’idea di costituire l’Istituzione Bologna Musei per coordinare in un unico sistema integrato la gestione dei quattordici musei e sedi espositive afferenti al Comune di Bologna, sul modello fortunato di altre città italiane ed europee, si pone nella direzione di offrire una migliore fruizione da parte del pubblico dei beni culturali e delle attività museali. In quest’ottica va considerata l’esperienza, già molto positiva anche se di recente avvio, della Card Musei Metropolitani Bologna che sta portando risultati eccellenti in base all’obiettivo di fidelizzare il pubblico in una prospettiva di continuità. In questo modo i musei possono rinnovarsi per offrire progetti e iniziative sempre diversi, anche per chi risiede in città. La costruzione di una rete museale consente inoltre di far conoscere e dare visibilità a musei che conservano rilevantissime collezioni e patrimoni ma sono meno conosciuti rispetto a spazi espositivi di dimensioni più ampie, come il Museo Civico Archeologico e il MAMbo, che consentono l’organizzazione di grandi mostre. Il fatto di unire le proprie offerte culturali e di contenuti valorizza musei che possono rivelarsi davvero come tesori inaspettati.  Tutti insieme, questi quattordici musei aiutano a comunicare Bologna e la sua attenzione per l’arte e la cultura.

3) Dalla curatela della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla direzione artistica del MAMbo. Replicherà qualche modello di gestione già sperimentato a Torino anche a Bologna?

Il contesto, sia dal punto istituzionale che professionale, è completamente diverso. Presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo lavoravo come curatore e come responsabile di progetti di residenza, mentre qui a Bologna sono direttore artistico di MAMbo, responsabile di sei spazi espositivi che afferiscono all’Area Arte Moderna e Contemporanea dell’Istituzione Bologna Musei, con uno staff da coordinare di costituito da circa trenta persone. Ciò premesso, i modelli di lavoro possono essere assimilati in quanto si tratta di due poli del contemporaneo protagonisti della scena italiana che devono far sentire la propria voce nel panorama nazionale e internazionale. La Sandretto Re Rebaudengo è una fondazione privata fondata nel 1996, che costituisce un ottimo esempio di collaborazione tra pubblico e privato in uno scenario, quello di metà anni ’90, in cui le istituzioni dedicate al contemporaneo erano poche e l’attenzione rispetto al contemporaneo in Italia era ancora scarsamente diffusa. Ora il panorama è profondamente cambiato: le istituzioni sia pubbliche che private sono cresciute e il tema del reperimento dei fondi segue dinamiche diverse rispetto agli anni ’90, anche se il modello rimane molto simile. Attrarre fondi e sponsorizzazioni richiede modalità e strategie analoghe, per questo penso che  ciò che ho imparato presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo possa essere valido anche qui al MAMbo. Per quanto riguarda la creazione di contenuti, ho avuto la fortuna di lavorare, prima come assistente curatore e poi come curatore, sotto la direzione artistica di Francesco Bonami a cui devo sicuramente molto dal punto di vista della mia crescita professionale. Da lui ho imparato questa visione sull’arte contemporanea e una certa capacità di ricerca sul campo e di sperimentazione che intendo attuare anche al MAMbo. La mia ricerca si rivolge in particolare alle nuove generazioni di artisti, ai media sperimentali e alla produzione di nuove opere. Una linea curatoriale di questo tipo, improntata verso i giovani, sarà quella che porteremo avanti anche al MAMbo.

4) Scendendo più nel dettaglio, ci può parlare dell’edizione 2018 di ART CITY Bologna?

ART CITY Bologna è in assoluto uno dei progetti più ambiziosi che mi sono trovato a coordinare in quanto si tratta a tutti gli effetti di un programma articolato in ben undici mostre: dieci progetti espositivi in dieci luoghi della città e un grande evento speciale con la performance di Vadim Zakharov negli spazi dell’ex Gam. L’idea è stata quella di non creare eventi diffusi in tutta la città come in passato ma di limitare l’offerta a dieci eventi monografici, con dieci curatori incaricati di seguire il progetto in dieci luoghi particolari della città di Bologna, aperti al pubblico per questa importante occasione. Questo per fornire ai fruitori uno sguardo nuovo di avvicinamento ai diversi linguaggi dell’arte  contemporanea. Per tutti gli eventi, compresa la performance, siamo riusciti a pubblicare undici mini cataloghi in distribuzione gratuita, proprio nell’ottica di favorire la mediazione culturale. In più parlando dell’evento speciale con Vadim Zakharov, il nostro intento è di offrire, nel vasto panorama di iniziative culturali che vengono organizzate in città nei giorni di Arte Fiera, un evento centrale di grande visibilità, con un artista affermato a livello internazionale, che decide di venire a Bologna con un progetto concepito apposta per il contesto bolognese. Ci piacerebbe che questo format potesse ripetersi ogni anno, in modo da creare anche una certa aspettativa nel pubblico.

5) Parlando invece di Arte Fiera, cosa ha rappresentato e cosa rappresenta, secondo lei, per il mondo del contemporaneo?

Arte Fiera è la prima e la più antica fiera dedicata all’arte moderna e contemporanea d’Italia e ancor oggi, la manifestazione più visitata nel nostro paese e in cui si registrano più vendite. Questi sono sicuramente dati di partenza positivi. Tuttavia il mondo del contemporaneo corre veloce e negli ultimi anni la concorrenza da parte di altri soggetti si è fatta sentire,  penso in particolare a Miart a Milano e Artissima a Torino. Però Arte Fiera ha dimostrato di sapersi rivalutare e scommettere con se stessa, anche grazie alla nomina di direttori artistici capaci. Trovo molto interessante in quest’ottica la scelta compiuta da Angela Vettese di puntare soprattutto sulle gallerie italiane, un tratto che caratterizza in modo peculiare Arte Fiera rispetto alle altre kermesse nazionali. Da non dimenticare infine che Arte Fiera riesce ad attrarre circa 50.000 visitatori nei quattro giorni di manifestazione; un dato incredibile che permette l’investimento in un programma culturale come ART CITY Bologna, sostenuto economicamente da BolognaFiere e coordinato, per la parte dei contenuti, dall’Area Arte Moderna Contemporanea dell’Istituzione Bologna Musei per conto del Comune di Bologna.